“Col serbatoio pieno, una strada davanti e nessuna scusa, cosa fareste?”

Anno 2010: Honda crea la campagna “Live Every Litre” per lanciare sul mercato la nuova sportiva ibrida CR-Z, un’auto progettata per rapire l’immaginazione della nuova generazione.

Christoph Rust, Manager dell’European Product PR di Honda, racconta in un workshop – al quale ho assistito la primavera scorsa – il percorso creativo compiuto dal suo board per arrivare a quella che è divenuta una campagna di vero successo:

Nuove realtà comunicative

consumers vs journalists

consumers vs journalists

traditional media vs online communication

traditional media vs online communication

I risultati delle ricerche

  • la presenza di Honda in rete fino a quel momento era limitata ai soli fun club
  • i messaggi presenti online relativi alla CR-Z non erano veicolati in alcun modo dall’azienda (l’auto viveva di propri meriti)
  • età media consumatori europei Honda: 48 anni

I desiderata

  • entrare in contatto con nuovi gruppi di consumatori
  • volontà di far esperienziare all’utente le qualità del mezzo

La strategia

Honda ha cercato di nutrire e supportare communities online già esistenti, incoraggiandone la crescita, la divulgazione e la connessione tra loro

Il progetto: Live Every Litre

L’idea è stata quella di girare un documentario co-realizzato, crowd-sourced e multilingue – il primo nel suo genere – non con attori, ma con persone reali.

Sono stati invitati tutti i cittadini europei a partecipare e a raccontare il viaggio dei loro sogni: le storie sono state votate (quindi selezionate) direttamente dalle communities on line. Un cast di 13 persone a fare da attori è entrato a far parte di un film-documentario girato da Claudio Von Planta, autore di Long Way Down e Long Way Round.

Honda ha reclutato un team di bloggers, vloggers e guru di Twitter per seguire la campagna e diffonderla attraverso i canali social, in ambienti e linguaggi propri di quelle communities.

In 7 settimane di lancio, 1000 storie sono state pubblicate dalle persone. Per girare il documentario ci sono voluti circa 40 giorni. Anche le musiche di fondo sono state scelte tra quelle create e inviate dagli utenti.

I numeri (e il successo)

http://liveeverylitre.com/

  • 134,860 visitatori unici
  • 902,937 pagine viste
  • 6.70 pagine/visitatore
  • 3.31 minuti medi sul sito
  • 1,520 Facebook fans
  • Facebook adverts:
    • 49,893 clicks
    • 239,435,885 impressions

Il film

Storytelling for user experience (UX)

Storytelling for UXIl primo di una lunga serie di e-book che vorrei acquistare a breve sarà questo “Storytelling for User Experience (UX): crafting stories for better design”, Quesenbery & Brooks.

Racchiude – nel solo titolo – tutti i concetti chiave che voglio approfondire in questa fase di studio personale.

Storie per aiutare a costruire il consenso, soprattutto intorno ad idee innovative e, perchè no, spesso coraggiose.

Nell’ambito dello user experience design, le storie ci possono aiutare a costruire personaggi (personas), a condividere scenari con i nostri stakeholder e/o clienti, invitano e aiutano le persone a percepire l’idea, sperimentandola e facendola propria attraverso il racconto, come spiega questa immagine, senza tanti giri di parole:

raccontare una storia

Design is too important to be left to designers


guarda il video su Youtube

Crozza | Fuffas

C’è un personaggio interpretato da Maurizio Crozza che amo particolarmente: é l’architetto Fuffas, che impersonifica l’artista creativo altezzoso e supponente per eccellenza. Una frase di Fuffas su tutte immortala l’essenza del non-sense di un certo tipo di design: “Se capisci che questa è una sedia, allora è una sedia. Se non lo capisci, allora è design“  (con tutta la stima e la simpatia per i designer!).

Essendo io un architetto dell’informazione e interessandomi di user centered design, mi sono chiesta: “ma il design puó essere anche usabile e partecipato?”

Sapevo che la risposta sarebbe stata affermativa, ma avevo bisogno di riscontri oggettivi da condividere e sui quali confrontarmi con il team con il quale lavoro. Così, dopo una serie di ricerche in rete, sono stata catturata da un video di Tim Brown (TED.com video).

Tim Brown é considerato il padre del Design thinking ed é il fondatore, nonché CEO, di IDEO, società di design che aiuta le organizzazioni, pubbliche e private, nei processi di crescita e innovazione.

Il suo/loro approccio può essere riassunto così: “Design thinking is a human-centered approach to innovation that draws from the designer’s toolkit to integrate the needs of people, the possibilities of technology, and the requirements for business success.”

In teoria quindi, citando Wikipedia, il Design Thinking è un processo partecipato per la risoluzione pratica e creativa di problemi. Ma in pratica, a cosa serve e in che cosa si differenzia dal design comunemente inteso?

Tim lo spiega così:

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  • parte da concreti bisogni umani
  • “costruire pensando”, come inversione del processo di pensiero-azione (l’equivalente di “imparare facendo”) rispetto alla risoluzione del problema
  • il prototipo usato come volano per velocizzare l’innovazione, riducendo i costi
  • passaggio da un concetto di consumo ad un concetto di partecipazione
  • idee finalizzate e sviluppate per trovare la migliore soluzione ad un determinato problema/fabbisogno (concretezza contrapposta ad astrazione)

Quindi: il design non é più finalizzato a sé stesso, ma diventa strumento di cambiamento e innovazione

  1. le persone e i loro bisogni sono il PUNTO di partenza
  2. la prototipazione rapida è il VEICOLO verso il progresso
  3. la DESTINAZIONE: tutti. La comunità partecipa e contribuisce ai progetti

“In tempo di cambiamenti abbiamo bisogno di nuove opportunità, nuove idee, nuove scelte. Le soluzioni esistenti sono già vecchie.” T.Brown

Esempi di progetti realizzati da IDEO con metodo “design thinking”:

a portable toilet and collection service for low-income families in Ghana (many people walk, sometimes long distances, to a public toilet)

A bottle and warmer in one, yoomi warms baby's feed to the natural temperature of breast milk at the touch of a button – in just 60 seconds

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Universal ear for everyone: low cost hearing aid, a more accessible distribution strategy, and a tiered pricing model to make the devices affordable for everyone