“Vado” a Stanford

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Stamane mi è arrivata una email dalla Stanford University che mi avvisa, in maniera molto friendly e cortese, che il corso online al quale risulto iscritta non potrà avere inizio, come promesso, entro la fine di gennaio, ma verrà posticipato probabilmente di un mese.

Lì per lì pensavo si trattasse di spam o di un errore, poi mi sono ricordata: qualche tempo fa, in effetti, mi sono iscritta ad un corso on line, completamente gratuito, erogato da Stanford appunto dal titolo Human-Computer Interaction.

Il prof. Scott Klemmer insegnerà a me e ad altre 65.000 (sì – sessantacinquemila) persone, dall’altro capo del mondo, a disegnare tecnologie in grado di portare alle persone gioia, anzichè frustrazione.

Persone
Gioia
Tecnologie
Online
Gratis
Stanford
Interaction-design

Dovrei sapere altro?
Non. Vedo. L’ora.

Design is too important to be left to designers


guarda il video su Youtube

Crozza | Fuffas

C’è un personaggio interpretato da Maurizio Crozza che amo particolarmente: é l’architetto Fuffas, che impersonifica l’artista creativo altezzoso e supponente per eccellenza. Una frase di Fuffas su tutte immortala l’essenza del non-sense di un certo tipo di design: “Se capisci che questa è una sedia, allora è una sedia. Se non lo capisci, allora è design“  (con tutta la stima e la simpatia per i designer!).

Essendo io un architetto dell’informazione e interessandomi di user centered design, mi sono chiesta: “ma il design puó essere anche usabile e partecipato?”

Sapevo che la risposta sarebbe stata affermativa, ma avevo bisogno di riscontri oggettivi da condividere e sui quali confrontarmi con il team con il quale lavoro. Così, dopo una serie di ricerche in rete, sono stata catturata da un video di Tim Brown (TED.com video).

Tim Brown é considerato il padre del Design thinking ed é il fondatore, nonché CEO, di IDEO, società di design che aiuta le organizzazioni, pubbliche e private, nei processi di crescita e innovazione.

Il suo/loro approccio può essere riassunto così: “Design thinking is a human-centered approach to innovation that draws from the designer’s toolkit to integrate the needs of people, the possibilities of technology, and the requirements for business success.”

In teoria quindi, citando Wikipedia, il Design Thinking è un processo partecipato per la risoluzione pratica e creativa di problemi. Ma in pratica, a cosa serve e in che cosa si differenzia dal design comunemente inteso?

Tim lo spiega così:

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  • parte da concreti bisogni umani
  • “costruire pensando”, come inversione del processo di pensiero-azione (l’equivalente di “imparare facendo”) rispetto alla risoluzione del problema
  • il prototipo usato come volano per velocizzare l’innovazione, riducendo i costi
  • passaggio da un concetto di consumo ad un concetto di partecipazione
  • idee finalizzate e sviluppate per trovare la migliore soluzione ad un determinato problema/fabbisogno (concretezza contrapposta ad astrazione)

Quindi: il design non é più finalizzato a sé stesso, ma diventa strumento di cambiamento e innovazione

  1. le persone e i loro bisogni sono il PUNTO di partenza
  2. la prototipazione rapida è il VEICOLO verso il progresso
  3. la DESTINAZIONE: tutti. La comunità partecipa e contribuisce ai progetti

“In tempo di cambiamenti abbiamo bisogno di nuove opportunità, nuove idee, nuove scelte. Le soluzioni esistenti sono già vecchie.” T.Brown

Esempi di progetti realizzati da IDEO con metodo “design thinking”:

a portable toilet and collection service for low-income families in Ghana (many people walk, sometimes long distances, to a public toilet)

A bottle and warmer in one, yoomi warms baby's feed to the natural temperature of breast milk at the touch of a button – in just 60 seconds

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Universal ear for everyone: low cost hearing aid, a more accessible distribution strategy, and a tiered pricing model to make the devices affordable for everyone